Ortaggi da coltivare

ORTAGGI DA COLTIVARE IN UN ORTO SENZ’ACQUA

Solo alcuni ortaggi possono essere coltivati senza l’apporto di una irrigazione ausiliaria.

Quindi la scelta oculata degli ortaggi è fondamentale per poterli coltivare in aridocoltura.

Per poter coltivare gli ortaggi in un orto senz’acqua è necessario scegliere gli ortaggi con cura in base alle seguenti caratteristiche:

  • alcune varietà necessitano realmente di poca acqua, perché hanno delle radici fittonanti e vanno a cercarsela in profondità (pomodori, melanzane, etc). Queste specie vengono coltivate nei mesi estivi;
  • altre specie necessitano in realtà di essere irrigate (anche se meno degli altri ortaggi), ma siccome necessitano di temperature miti, si possono coltivare in aridocoltura (cioè senza irrigazione ausiliaria) in primavera ed in autunno, che sono periodi spontaneamente piovosi.
    Per tale ragione è necessario informarsi sulla piovosità nell’area dove sorge il vostro orto: esistono vari siti web che forniscono tali informazioni;
  • è necessario preferire le varietà di ortaggi di piccole dimensioni e/o a limitato sviluppo fogliare (Piselli nani, Bieta barese, Pomodori a crescita determinata, Carosello tondo massafrese, etc), perché per crescere richiedono minori quantità di acqua;
  • è necessario prediligere le varietà precoci, in modo che giungono a maturazione rapidamente sfruttando i periodi più piovosi: Zucca Delica, Anguria sugar-baby, etc;
  • è necessario prediligere il trapianto di piantine con il pane di terra, limitando a pochissime specie la semina diretta, perché i semi in aridocoltura raramente riescono a germinare;
  • è necessario trapiantare le piantine ad una distanza superiore del 50% rispetto a quella degli ortaggi irrigati, in modo che le loro radici abbiano la possibilità di esplorare maggiormente il terreno circostante senza entrare in competizione idrica tra loro;
  • è necessario controllare bene le previsioni del tempo (sono numerose le App gratuite per smartphone che offrono questo servizio) e poi:
    • trapiantare le piantine subito prima della pioggia o durante una giornata piovosa: il terreno è soffice e non c’è bisogno di innaffiarle
      oppure
    • innaffiare subito dopo il trapianto e poi a giorni alterni durante la prima settimana, al fine di far aderire le radici al terreno. Poi non c’è bisogno di ulteriore irrigazione.
  • la maggior parte delle piante coltivare in aridocoltura non necessita di trattamenti antimicotici o antiparassitari
  • la maggior parte delle piante coltivare in aridocoltura non necessita di ulteriori concimazioni durante la loro crescita.

Ma il vero problema degli ortaggi da coltivare in aridocoltura è quello di ottenere le piantine.

Infatti, come già detto, è necessario limitare a poche specie la semina diretta (perché i semi in aridocoltura raramente riescono a germinare) ed utilizzare principalmente il trapianto di piantine col pane di terra.

Chi vive nel meridione può trovare alcune specie (purtroppo non tutte) direttamente dagli orticoltori professionali (ad esempio è facile trovare i pomodori in siccagno, la zucchina striata pugliese, il carosello tondo di massafra, etc).

Alcuni orticoltori professionali del Nord-Italia sono disponibili a produrre le piantine se vengono forniti loro i semi in busta sigillata comprati da qualche ditta sementiera seria, mentre, generalmente non accettano semi autoprodotti, per paura di introdurre semi contaminati da malattie batteriche o virali nella loro catena produttiva.

Per tale ragione per molte specie e varietà è necessario prodursi da soli le piantine, partendo dai semi.

Di ogni specie e varietà di ortaggi abbiamo di seguito indicato sia il periodo di semina (per chi vuole produrre direttamente le piantine) sia il periodo di trapianto (per chi riesce ad acquistare le piantine dai vivai).

Tali periodi sono tarati sulla piovosità media stagionale della pianura friulana (e valgono anche per la pianura Padana in generale).

Piccole variazione (anticipazioni o ritardi di 7 – 30 giorni) possono essere apportate visionando nei vari siti web i dati della piovosità e della temperatura stagionale della propria regione.

Tutti gli ortaggi elencati di seguito sono stati da noi coltivati direttamente e, quindi, descriveremo anche alcune accortezze tecniche da utilizzare per avere una produzione sicura ed abbondante.

Se qualche nostro lettore ha sperimentato con successo la coltivazione in aridocoltura di altre varietà di ortaggi, ce lo scriva e le sue note ed il suo nome saranno aggiunte agli ortaggi da coltivare in aridocoltura.

Scriveteci anche eventuali esperienze diverse dalle nostre o accortezze tecniche che possono aiutare i lettori nelle loro coltivazioni.

LEGUMINOSE:

Come già spiegato, le leguminose sono importanti perché catturano l’azoto presente nell’atmosfera e lo fissano nel terreno, rendendolo disponibile per le coltivazioni successive (vedi qui).

Inoltre forniscono un raccolto commestibile e commercializzabile.

Piselli nani dolci di Provenza

Per coltivare i piselli in aridocoltura è necessario utilizzare varietà nane ed a maturazione precoce.

La varietà da noi preferita è il Pisello nano dolce di Provenza (che permette la raccolta dopo soli 60 giorni) (Figura).

E’ necessario utilizzare delle aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere dapprima alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura periodica (vedi paragrafo) che può essere limitata ai primi periodi di crescita delle piante, perché poi le stesse piante con il loro fogliame contrastano le erbe infestanti.

Questa varietà di piselli può essere seminata in due periodi:

1. Semina primaverile, nei mesi di febbraio, marzo e aprile

Seminarle ogni mese in un’aiuola diversa permette di avere dei raccolti continui per alcuni mesi.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire la semina in coltura protetta (vedi paragrafo) e quando le piantine raggiungono l’altezza di 10-15 cm (cioè dopo 11-12 giorni) si possono trapiantare nel terreno.

Si ricorre al trapianto in file, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco le piantine a circa 5 cm di distanza l’una dall’altra ed infine ricoprendo manualmente le loro radici con la terra.

La distanza tra le file deve essere di circa 25 cm.

E’ consigliabile trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Il Pisello nano dolce di Provenza permette un solo raccolto dopo circa 60 giorni dal trapianto (maggio-giugno) e poi lascia il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti del periodo estivo (luglio-agosto): cavoli, finocchi, etc

2. Semina di fine estate (ultima settimana di agosto o prima settimana di settembre)

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire la semina in coltura protetta (vedi paragrafo) e quando le piantine raggiungono l’altezza di 10-15 cm (cioè dopo 11-12 giorni) si possono trapiantare nel terreno.

Si ricorre al trapianto in file, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco le piantine a circa 5 cm di distanza l’una dall’altra ed infine ricoprendo manualmente le loro radici con la terra.

La distanza tra le file deve essere di circa 25 cm.

E’ consigliabile trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Il Pisello nano dolce di Provenza permette un solo raccolto dopo circa 60 giorni dal trapianto (novembre).

In realtà, se coltivati in questa stagione, non sempre le piante arrivano a produzione e spesso la produzione è scarsa, ma nel frattempo hanno concimato l’aiuola nella quale sono stati coltivati e lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti del periodo di fine inverno / inizio primavera (gennaio-febbraio-marzo): lattughe, carote, barbabietola rossa, etc.

Pisello nano meraviglia d’Italia

Nella semina autunnale dei piselli è bene privilegiare i piselli a grano liscio, che generalmente danno maggiori garanzie di risultato rispetto ai piselli a grano rugoso (tipicamente primaverili).

Inoltre in un orto senz’acqua è bene privilegiare le varietà nane, le quali permettono un raccolto precoce, lasciando libero e concimato il terreno per gli ortaggi successivi.

Per tale ragione la nostra scelta ricade sulla varietà di pisello nano meraviglia d’Italia (Figura).

I piselli sono una delle poche specie da coltivare in un orto senz’acqua per le quali è necessario ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo).

Il pisello nano meraviglia d’Italia si semina in ottobre ed in novembre.

E’ necessario utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo). In autunno siamo avvantaggiati dal fatto che la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta.

Per i piselli si utilizza la semina diretta in file parallele, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco i semi a pochi cm l’uno dall’altro ed infine ricoprendo manualmente i semi con la terra.

I piselli si seminano in file parallele distanti 30 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti. Questo almeno finché in primavera non emettono un buon fogliame che soffoca le erbe infestanti.

E’ necessario seminare dei piselli in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

Si raccolgono verso aprile, estirpando l’intera pianta e prelevando i baccelli.

Fave dolci di Calabria

Tra le tante varietà di fave preferiamo la Fava dolce di Calabria (o fava 3 cocci): ha un baccello corto, contenente 4 o 5 semi, ma risulta più resistente al freddo invernale della pianura friulana.

Le fave devono essere seminate in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere dapprima alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura periodica (vedi paragrafo) che può essere limitata ai primi periodi di crescita delle piante, perché poi le stesse piante con il loro fogliame contrastano le erbe infestanti.

Questa varietà di fave può essere seminata sia in primavera che in autunno, ma nella coltivazione di un orto senz’acqua il periodo autunnale (settembreottobre-novembre) è quello più utile, in quanto le fave si raccolgono dopo 5 mesi (marzo, aprile) e lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti del periodo primaverile-estivo (maggio-giugno): pomodori, melanzane, zucchine, etc

Per le fave si utilizza la semina diretta in file parallele, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco i semi a pochi cm l’uno dall’altro (mettendo i semi in posizione orizzontale o con la fessura verso il basso) ed infine ricoprendo manualmente i semi con la terra.

Tra un solco e l’altro deve esserci uno spazio di almeno 50 cm.

E’ consigliabile seminare le fave in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Quando le piantine emergono in superficie bisogna estirparne alcune, in modo da lasciare tra una pianta e l’altra una distanza di circa 30 cm.

Le fave hanno bisogno di poca acqua (bagnare solo la prima settimana, per favorire la germinazione).

Quando le piantine sono alte circa 20 cm è necessario eseguire una cimatura della parte apicale della pianta. La cimatura stimola l’emissione di rami secondari e la pianta assume una forma più espansa.

Spesso i getti apicali delle fave si riempiono di afidi. Anche se brutti da vedere, è meglio non fare alcun trattamento perché attirano le coccinelle che distruggono altri parassiti dell’orto.

Queste fave sono buone per il consumo fresco.

Fagiolo nano dolico-pinto (o Fagiolo dall’occhio)

Il Fagiolo Nano Dolico (o fagiolo pinto, o fagiolo dall’occhio) resiste bene alla coltura in siccagno (Figura).

Spesso vien definito “fagiolino” e questo termine può generare confusione con i fagiolini mangiatutto. In realtà è un fagiolo vero e proprio ed il diminutivo “fagiolino” è dovuto al fatto che il baccello assomiglia a quello dei fagiolini mangiatutto in quanto è lungo (da 15 a 25 cm) ed è sottile (perché i semi in esso contenuti sono di piccole dimensioni), ma non è “mangiatutto” e deve essere sgranato.

Il fagiolo nano dolico deve essere seminato in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura periodica (vedi paragrafo), che può essere limitata ai primi periodi di crescita delle piante, perché poi le stesse piante con il loro fogliame contrastano le erbe infestanti.

Questa varietà di fagioli deve essere seminata nel mese di maggio.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire la semina in coltura protetta (vedi qui) e quando le piantine raggiungono l’altezza di 10-15 cm (cioè dopo 11-12 giorni) si possono trapiantare nel terreno.

Si ricorre al trapianto in file, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco le piantine a circa 20 cm di distanza l’una dall’altra ed infine ricoprendo manualmente le loro radici con la terra.

La distanza tra le file deve essere di circa 50 cm.

E’ consigliabile trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Se coltivate in aridocoltura, queste piante rimangono cespugliose (mentre se irrigate diventano sarmentose o rampicanti). Tale fenomeno avviene anche se incappano in una stagione piovosa.

La produzione inizia dopo 3 mesi dal trapianto (agosto-settembre) e dura un solo mese.

I baccelli si raccolgono quando raggiungono la piena maturazione ed iniziano a seccarsi: si estirpa l’intera pianta e si raccolgono i baccelli quasi secchi, ma ancora non aperti e si lasciano seccare in un luogo buio e ventilato, poi si sgranano (manualmente oppure mettendoli in un sacco di juta e sbattendoli ripetutamente per terra), quindi si mettono in un sacchetto di plastica in freezer per 24 ore per distruggere il tonchio (che è un piccolo scarafaggio che distrugge i fagioli) ed infine si conservano in un grande barattolo di vetro ben chiuso ed a temperatura ambiente per almeno 2 anni.

Le dimensioni di questi fagioli sono inferiori rispetto ai più classici fagioli borlotti, ma il loro sapore nei minestroni è incredibile.

La loro coltivazione è diffusa principalmente nel meridione ed in Veneto.

In realtà potrebbero essere raccolti anche quando sono ancora filiformi e lunghi circa 7 – 10 cm. In questo caso si possono mangiare come fagiolini mangiatutto ed hanno un sapore molto intenso ed insuperabile. Ma la loro raccolta è difficoltosa, perché tendono a spezzarsi facilmente e, comunque, non c’è richiesta nel mercato.

Fagiolini mangiatutto nani Contender

Tra tutte le varietà di fagiolino mangiatutto preferiamo la varietà nana Contender perché è precoce nella produzione di baccelli e produce fagiolini senza filo (Figura).

I fagiolini mangiatutto nani Contender devono essere seminati in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura periodica (vedi paragrafo), che può essere limitata ai primi periodi di crescita delle piante, perché poi le stesse piante con il loro fogliame contrastano le erbe infestanti.

Questa varietà di fagioli deve essere seminata nel mese di maggio.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire la semina in coltura protetta (vedi paragrafo) e quando le piantine raggiungono l’altezza di 10-15 cm (cioè dopo 11-12 giorni) si possono trapiantare nel terreno.

Si ricorre al trapianto in file, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco le piantine a circa 15 cm di distanza l’una dall’altra ed infine ricoprendo manualmente le loro radici con la terra.

La distanza tra le file deve essere di circa 30 cm.

E’ consigliabile trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

I fagiolini mangiatutto nani Contender si raccolgono dopo circa 50 giorni e garantiscono almeno 2 raccolti a distanza di 15 – 20 giorni. Al 2° raccolto si possono estirpare le piante.

Fagioli Borlotti nani

Tra tutte le varietà di fagioli nani preferiamo i Fagioli Borlotti nani perché sono precoci nella produzione di baccelli (Figura).

I fagioli nani Borlotti devono essere seminati in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura periodica (vedi paragrafo), che può essere limitata ai primi periodi di crescita delle piante, perché poi le stesse piante con il loro fogliame contrastano le erbe infestanti).

Questa varietà di fagioli deve essere seminata nel mese di maggio.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire la semina in coltura protetta (vedi paragrafo) e quando le piantine raggiungono l’altezza di 10-15 cm (cioè dopo 11-12 giorni) si possono trapiantare nel terreno.

Si ricorre al trapianto in file, facendo con una zappetta a cuore (Figura) un solco nel terreno, depositando dentro al solco le piantine a circa 15 cm di distanza l’una dall’altra ed infine ricoprendo manualmente le loro radici con la terra.

La distanza tra le file deve essere di circa 30 cm.

E’ consigliabile trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

La produzione inizia dopo 2 mesi e dura solo 1 mese. Poi si possono estirpare le piante.

Per utilizzarli per il consumo fresco: i baccelli devono essere raccolti ben maturi, prima che ingialliscano e nelle ore più calde (per ridurre l’umidità)

Per utilizzarli per la conservazione: i baccelli devono essere raccolti ormai secchi e nelle ore più calde (per ridurre l’umidità), quindi si sgranano (mettendoli in un sacco di juta e sbattendoli ripetutamente per terra), quindi si mettono in un sacchetto di plastica in freezer per 24 ore per distruggere il tonchio (che è un piccolo scarafaggio che distrugge i fagioli) ed infine si conservano in un grande barattolo di vetro ben chiuso ed a temperatura ambiente per almeno 2 anni.

Non possono essere mangiati crudi, in quanto contengono una sostanza tossica (fasina).

SOLANACEE:

Pomodori in siccagno

Esistono numerosi ecotipi di pomodori in siccagno, specialmente nel meridione e nell’Italia insulare, diversi spesso da provincia a provincia.

La maggior parte di essi, però, sono di piccole dimensioni e utilizzabili quasi esclusivamente come pomodori da passata o come pomodori da serbo (cioè da conservare per il consumo invernale appesi ad una corda).

Noi preferiamo la varietà Heinz 1308 che produce dei pomodori di forma rotonda e di medie dimensioni (circa 80 – 100 gr), utilizzabili sia come pomodori da insalata che come pomodoro da salsa. Sono pomodori a crescita determinata e, quindi, non c’è bisogno di tutori, anche se nelle estati piovose possono diventare sarmentosi.

Questa varietà di pomodori deve essere seminata in aprile.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 22 – 24° C (vedi paragrafo) e dopo circa 1 mese, si possono trapiantare nell’aiuola.

Trapiantare nel terreno le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana. Poi la pianta sviluppa delle radici fittonanti e si arrangia da sola.

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) ed in questo caso possono essere piantati abbastanza vicini l’uno all’altro (50 cm) e abbastanza vicini tra le file (50 cm).

In caso di estati molto piovose possono essere colpiti da malattie fungine, che possono essere tenute a bada col trattamento con poltiglia bordolese.

Inoltre, spesso tendono a sviluppare una malattia detta “marciume apicale del pomodoro” che porta alla comparsa di una vasta area nera e necrotica verso l’apice del pomodoro. Nei casi gravi può essere compromesso tutto il raccolto.

Tale malattia è dovuta ad una carenza di calcio e per tale ragione è bene irrorare (a scopo preventivo) ogni mese le piante di pomodoro con Bentonite e Litotamnio.

Entrambi sono reperibili in sacchi sul WEB (dove si possono trovare già mischiati e ridotti in polvere pronti all’uso), oppure presso i consorzi agrari in sacchi separati.

In quest’ultimo caso, per distribuirli sugli ortaggi, in un secchio contenete 10 litri di acqua si sciolgono 50 g di Bentonite e 100 g di Litotamnio. Il litotamnio è costituito da granuli molto duri che devono essere macinati col macinino elettrico da caffè per ridurli in polvere solubile.

Dopo aver messo nel secchio 10 litri di acqua, si aggiunge la bentonite ed il litotamnio ridotto in polvere, quindi si mescola per bene con un bastone ed infine si filtra il tutto e si versa il liquido nella pompa irroratrice a spalla.

La produzione di pomodori inizia dopo 2 mesi dal trapianto e prosegue fino ad ottobre.

Melanzane bellezza nera

Esistono numerosi varietà di melanzane. Per la coltivazione in aridocoltura noi preferiamo la varietà Melanzana bellezza nera (Figura) che produce delle melanzane tonde nere e di medie-grandi dimensioni.

Dal momento della semina al momento del trapianto nelle aiuole intercorrono molti mesi (semina in gennaio-febbraio e trapianto i primi di maggio).

Quindi le melanzane tengono occupate le serre per molto tempo e si consuma molta energia per riscaldarle.

E’ più conveniente, quindi, comprare i primi di maggio le piantine col pane di terra e trapiantarle subito.

Trapiantare nel terreno le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana. Poi la pianta sviluppa delle radici fittonanti e si arrangia da sola.

Si trapiantano in aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo), a 50 cm l’una all’altra ed in file distanti 50 cm.

Questa varietà di melanzana inizia la produzione circa 50 giorni dal trapianto e produce fino ai primi di ottobre.

Facilmente verso fine luglio-inizio agosto le sue foglie vengono attaccate dalla dorifora, cioè da uno scarafagino che bucherella le foglie e può portare a morte la pianta.

Il trattamento con Spinosad o con Bacillus thuringiensis risolve rapidamente la situazione.

La melanzana bellezza nera deve essere raccolta quando la sua superficie è nera e lucente.

I primi di ottobre, con le giornate accorciate e la temperatura minore, la loro superficie tende a diventare marrone. A questo punto non sono più commestibili e si possono sradicare le piante.

Peperone quadrato verde

Esistono numerosi varietà di peperoni. Per la coltivazione in aridocoltura noi preferiamo la varietà Peperone Quadrato Verde (Figura), che è una varietà di peperone precoce (nonostante sia di grosse dimensioni), ha forma quadrata e polpa carnosa.

E’ di colore verde perché viene raccolto quando non ancora maturo (altrimenti tende a virare al rosso), ma è perfettamente commestibile e di sapore dolce.

Inoltre è una varietà resistente alle più comuni malattie.

Poiché dal momento della semina al momento del trapianto nelle aiuole intercorrono molti mesi (semina in gennaio-febbraio e trapianto i primi di maggio) e, quindi, le piantine di peperoni tengono occupate le serre per molto tempo e si consuma molta energia per riscaldarle, è più conveniente comprare a fine aprile le piantine col pane di terra e trapiantarle subito.

Trapiantare nel terreno le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana. Poi la pianta sviluppa delle radici fittonanti e si arrangia da sola.

Bisogna utilizzare delle aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e possono essere piantate abbastanza vicine l’una all’altra (50 cm) e abbastanza vicine tra le file (50 cm).

Questa varietà di peperone ha un ciclo breve (inizia la produzione circa 60 giorni dal trapianto e produce per circa 2 mesi).

CUCURBITACEE:

Zucchine Striate Pugliesi

Le zucchine striate pugliesi (Figura) necessitano di poca acqua (possono essere coltivate in siccagno), ma è necessario utilizzare la pacciamatura con teli in rafia di plastica (vedi paragrafo), perchè le radici devono rimanere umide fino a 10 cm di profondità.

Inoltre, per ridurre ulteriormente la dispersione di acqua, è necessario potare le loro foglie ogni volta che si raccolgono le zucchine: si tagliano le foglie più grandi o quelle che si stanno seccando, lasciando esclusivamente il ciuffo terminale.

Le piante di zucchina producono abbondantemente per circa 2 mesi, poi riducono drasticamente la loro produzione e tendono ad ammalarsi di oidio.

Per avere produzioni prolungate, quindi, conviene seminarle in coltura protetta a 25-28° C (vedi qui), in due periodi: a fine aprile ed i primi di luglio e dopo 15 giorni si trapiantano nel terreno.

Si piantano ad una distanza di 1 metro.

Dopo circa 30 giorni dalla semina iniziano a fiorire (fiori maschili e fiori femminili) e dopo 40 giorni compaiono le zucchine.

I fiori maschili si sviluppano da uno stelo stretto e lungo ed hanno un solo pistillo.

I fiori femminili si sviluppano da piccole zucchinette ed hanno una corollina di pistilli.

Le zucchine vanno raccolte con costanza, al fine di stimolare ulteriormente la produzione (quindi vanno raccolte ogni 2 giorni).

A fine produzione la pianta va estirpata, per evitare le infezioni fungine.

Le zucchine striate pugliesi sono di colore verde scuro, con striature chiare.

Le piante di zucchina necessitano di molto azoto, quindi è necessaria un’abbondante concimazione con stallatico maturo. Inoltre necessitano di temperature medio-calde (15-30° C).

Con le temperature basse (< 15 gradi) le piante rimangono nane, mentre con le temperature elevate (> 30° C) compaiono prevalentemente fiori maschili e la produzione si riduce drasticamente.

Sono molto sensibili al “mal bianco” (oidio)

Carosello tondo di Massafra

Il cetriolo pugliese ha numerosissime denominazioni locali.

Tra i vari ecotipi di caroselli e barattieri, noi preferiamo il Carosello Tondo di Massafra (Figura), perché ha foglie piccole e cresce compatto e cespuglioso e quindi ha uno scarso bisogno di acqua.

Il suo frutto è rotondo, verde con striature bianche, senza peluria e con i semi piccoli e bianchi.

Queste varietà di caroselli possono essere seminate nei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.

In realtà, per avere produzioni continue fino ad ottobre, conviene fare una prima semina a fine aprile ed una seconda semina a fine luglio.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 25 ° C (vedi paragrafo) e dopo 15 giorni trapiantarle nell’aiuola ad una distanza di circa 1 metro l’una dall’altra.

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo).

I frutti si iniziano a raccogliere dopo 2 mesi dalla semina, e si raccolgono quando sono delle dimensioni di una grossa pesca o di un pompelmo.

Se lasciati a lungo sulla pianta, diventano grossi come dei piccoli meloni, la buccia vira al giallo-arancio e la polpa tende a marcire. In questo caso possono essere utilizzati solo per ottenere di semi utili per l’anno successivo.

In agosto le piante seminate in aprile-maggio esauriscono la produzione e muoiono (anche a causa dell’intenso caldo) e vanno estirpate. Ecco perché è utile eseguire una seconda semina a fine luglio, in modo da avere ancora produzione di cetrioli fino ai primi di ottobre.

Il cespuglio di cetriolo pugliese è costituito da un ramo principale molto corto (circa 10-20 cm), dal quale si dipartono vari rami secondari.

I fiori femminili (che svilupperanno il frutto) generalmente si formano sul tronco principale, mentre i fiori maschili generalmente si formano sui rami secondari.

Questo spiega perché i frutti risultano quasi tutti ammassati sul ramo principale.

Rispetto ai cetrioli comuni, il cetriolo pugliese non contiene cucurbitacina (che rende indigesti i comuni cetrioli).

Inoltre è abbastanza resistente al “mal bianco” (oidio) e quindi non necessita di trattamenti.

Anguria sugar baby

Tra le tante varietà di anguria, noi preferiamo la varietà sugar baby (Figura):è precoce, è di piccole dimensioni, è molto zuccherina e necessita di poca acqua.

Si semina in maggio. Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 25 – 27° C (vedi paragrafo) e dopo 15 – 20 giorni si trapiantano nell’aiuola ad una distanza di circa 1 metro l’una dall’altra.

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo).

E’ necessario non lasciare su ogni pianta più di 4 angurie (per permettere ai frutti di raggiungere le dimensioni tipiche della specie).

Si raccoglie dopo 2 mesi dal trapianto (da luglio a settembre) (e 3 mesi dalla semina): quando:

-le striature verdi tendono a schiarirsi ed a diventare verde chiaro;

-il polo col fiore è secco e duro alla pressione;

-il polo col peduncolo ha un viticcio ed una fogliolina che si seccano;

-bussando sull’anguria il suono secco si propaga a tutta l’anguria

Melone piel de sapo

Tra le tante varietà di meloni, noi preferiamo la varietà Piel de sapo (Figura) (pelle di rospo):è il più precoce dei meloni inodorus (cioè dei meloni invernali) ed è molto zuccherino.

Il suo frutto è ovale, verde con striature gialle (simile al colore della pelle di un rospo).

E’ molto coltivato in Sardegna, dove fu importato dagli spagnoli.

Si semina a fine aprile. Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 25 – 27° C (vedi paragrafo) e dopo 15 – 20 giorni si trapiantano nell’aiuola ad una distanza di circa 1 metro l’una dall’altra.

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con teli di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo).

La produzione inizia in luglio e prosegue fino a fine settembre. Poi i frutti si possono conservare all’ombra ed in un luogo fresco per circa 2 – 3 mesi, quindi per un periodo un inferiore rispetto ai meloni inodorus classici.

Se coltivata in siccagno la pianta rimane cespugliosa. Se coltivata con l’irrigazione la pianta diventa fortemente sarmentosa ed invasiva come i comuni meloni.

In caso di estate piovosa, per evitare che la pianta tenda a diventare invasiva, è necessario cimare i suoi rami secondari al di sopra della 5 foglia.

Inoltre è necessario non lasciare più di un melone su ogni ramo, altrimenti non crescono abbastanza.

MELONE RUGOSO DI SIBARI (o DI COSENZA) NEW

Il melone rugoso di Sibari (o di Cosenza) fa parte dei “meloni inodorus” (cioè a differenza degli altri meloni non emana un odore intenso nell’ambiente circostante), la buccia è di colore giallo, la superficie è rugosa (Figura) e la polpa è bianco-perlata, molto succosa e zuccherina.

Figura

I suoi frutti pesano in media 2 Kg.

E’ un melone a produzione tardiva rispetto ad altre varietà, però ha due grandi vantaggi: può essere coltivato in aridocoltura (cioè senza irrigazione) e può essere conservato a lungo (circa 2 – 4 mesi).

Quindi se raccolto in agosto-settembre può essere conservato fino a Natale (e perciò viene anche catalogato tra i “meloni da serbo” o “meloni invernali”).

Le piante non sopravvivono al di sotto dei 12° C e per tale ragione si può seminare ad inizio maggio.

I semi germinano facilmente ed è meglio ricorrere alla semina protetta. Noi preferiamo seminarli in bicchieri di plastica, in modo che le piantine abbiano un grosso pane di terra che permetta loro di attecchire facilmente quando vengono trapiantate e poi coltivate in aridocoltura.

Le piante si trapiantano in file a circa un metro di distanza l’una dall’altra.

La distanza tra le file deve essere almeno 1,5 metri (Figura).

Figura

Le radici del melone rugoso di Sibari sono in gran parte superficiali e, quindi, il ricorso alla sarchiatura può danneggiare le radici ed esporre la pianta a malattie batteriche o fungine.

Per contrastare le erbe infestanti, quindi, è necessario utilizzare dei teli pacciamanti in rafia di plastica (Figura) al fine di controllare le erbe infestanti, mantenere umido il terreno e permettere alla pioggia di irrigare saltuariamente le colture.

Figura

Queste piante necessitano di molto azoto per svilupparsi e di molto potassio per diventare zuccherini, per cui è necessario che il terreno sia ben concimato con compost o con stallatico.

Le piantine devono essere irrigate solo nei primi giorni dopo il trapianto.

Per ottenere frutti numerosi e di grosse dimensioni è necessario ricordare che i fiori maschili si formano sul tronco principale o sui rami secondari, mentre i fiori femminili (dai quali si svilupperà il frutto) si formano sui rami terziari.

Quindi, bisogna stimolare la pianta ad emettere molti rami terziari e questo si può fare mediate la potatura.

Nella coltivazione professionale, per avere una abbondante produzione e contenere lo sviluppo della pianta (che è molto invasiva), è necessario ricorrere ad una potatura molto complessa, nella quale si distinguono almeno 4 fasi.

Nella coltivazione amatoriale, è sufficiente limitarsi alla cimatura del tronco principale: quando il tronco principale emette la quarta foglia lo si cima togliendo tutta la parte che va oltre la seconda foglia.

Inoltre, quando i frutti iniziano a diventare ben evidenti, si eliminano le foglie che li coprono.

Il melone rugoso di Sibari si raccoglie dopo 4 mesi dal trapianto (agostosettembreottobre).

A differenza degli altri meloni, in questa varietà il peduncolo non tende a seccarsi, quindi bisogna raccoglierlo quando è ben giallo e di grosse dimensioni e poi lasciarlo maturale in cantina al buio.

Si può conservare per circa 4 mesi (fino a Natale), ma è meglio consumarlo in ottobre-novembre, per non rischiare di perderne alcuni per marcescenza.

La pianta è molto sensibile al “mal bianco” (ioidio).

Per ottenere i semi di melone rugoso di Sibari è necessario individuare le piante che producono meloni con forma e dimensioni tipiche della specie.

Quindi si raccolgono ben maturi e si lasciano in cantina al buio finché la polpa tende a marcire. A questo punto si taglia in due metà e con un cucchiaio si prelevano i semi, separandoli dalla placenta alla quale sono attaccati.

Dopo averli lavati, si lasciano seccare all’ombra. I semi mantengono un’ottima germinabilità per 2 anni. Poi la germinabilità si riduce un po’.

Zucca Delica (o Zucca Mantovana o Zucca Veneta)

Tra le tante varietà di zucca noi preferiamo la zucca delica (Figura), che è una zucca tonda, di colore verde scuro, con polpa gialla, di dimensioni contenute (ogni zucca pesa da 1 a 1,6 Kg).

Utilizzare semi freschi (prodotti l’anno precedente) (altrimenti non germogliano).

E’ una zucca a maturazione precoce ed a ciclo breve.

Si potrebbe seminare dal mese di aprile al mese di luglio ed avere dei raccolti continui da luglio ad ottobre, ma in realtà, nessuno compra le zucche in luglio ed agosto.

Per tale ragione conviene seminarla in giugno e raccoglierla in settembre ed ottobre.

Si semina in coltura protetta a 25 – 28° C (vedi paragrafo) e dopo 15 – 20 giorni si trapianta nel terreno.

Devono essere trapiantate in aiuole paccimate con telo di rafia di plastica (vedi paragrafo).

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Ogni piantina va trapiantata a circa 2 metri di distanza (hanno bisogno di molto spazio).

Necessitano di molto azoto ed hanno bisogno di una temperatura mite (tra i 20 ed i 25 gradi).

Dopo circa 30 giorni dalla semina iniziano a fiorire (fiori maschili e fiori femminili).

I fiori maschili si sviluppano da uno stelo stretto e lungo ed hanno un solo pistillo.

I fiori femminili si sviluppano da piccole zucchettine ed hanno una corollina di pistilli.

E’ importante eseguire il diradamento dei frutti, lasciando pochi frutti per pianta (3 – 4 al massimo).

Si raccolgono quando il picciolo si secca, quando non si riesce a scalfire la buccia con l’unghia e quando colpendo la zucca con le nocche della dita si sente rumore di vuoto.

E molto sensibile al “mal bianco” (oidio).

COMPOSITE:

Lattuga romana

Tra tutte le varietà di lattuga, preferiamo la lattuga romana (Figura), la quale ha un cespo voluminoso e resiste bene anche alle basse temperature.

In realtà, anche la lattuga romana, come tutte le varietà di lattuga, necessita di molta acqua, ma se piantata nei due periodi sotto descritti, si avvantaggia delle precipitazioni spontanee.

La coltivazione può avvenire in due periodi:

1. Prima coltivazione: si semina a metà-fine inverno, ogni mese in gennaio, febbraio e marzo.

Per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a temperatura ambiente (vedi paragrafo).

Dopo circa 4 settimane le piantine raggiungono un’altezza di circa 7 – 10 cm e sono pronte per il trapianto nell’aiuola.

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con telo di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo).

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Le piante di lattuga crescono lentamente e si possono raccogliere dopo circa 2 mesi dal trapianto (da marzo a giugno).

2. Seconda coltivazione: si semina a metà estate (metà agosto): anche in questo caso è bene ricorrere alla semina in coltura protetta (vedi paragrafo).

Dopo circa 4 settimane le piantine raggiungono un’altezza di circa 7 – 10 cm e sono pronte per il trapianto nell’aiuola.

Poiché il trapianto avviene nella seconda metà di settembre (quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e la piovosità è discreta), si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Le piante di lattuga crescono lentamente e si possono raccogliere dopo circa 2 mesi dal trapianto.

Altre varietà di lattugacoltivabili in aridocoltura sono laLattuga foglia di quercia rossa e la Lattuga foglia di quercia verde.

I periodi di semina, di trapianto e di raccolta sono simili a quelli già descritti per la lattuga romana.

Lattuga cappuccina Valdor NEW

La lattuga cappuccina Valdor forma un cespo di medie dimensioni, con foglie tonde, di colore verde brillante e moderatamente croccanti e carnose.
Questa varietà di lattuga ha il grande vantaggio di resistere bene al freddo e, quindi, la si può lasciare svernare in campo.
Questo permette di avere a disposizione delle lattughe da dicembre a marzo, cioè in un periodo in cui le verdure (ed in particolare le lattughe) nell’orto scarseggiano.

Anche la lattuga Valdor, come tutte le varietà di lattuga, necessita di molta acqua, ma poiché viene seminata in settembre, si avvantaggia delle precipitazioni spontanee.

La lattuga cappuccina Valdor si semina ad inizio settembre in coltura protetta (vedi paragrafo).
Dopo tre settimane è bene stimolare le piantine con una concimazione azotata con borlanda.
Entro un mese dalla semina le piantine sviluppano un buon apparato radicale ed una grandezza fogliare tale da essere facilmente manipolate per il trapianto in pieno campo.
Poiché il trapianto avviene a fine settembre (quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e la piovosità è discreta), si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura.
E’ necessario trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.
Le piante di lattuga Valdor crescono rapidamente fin quando le temperature di giorno si mantengono sopra ai 10 gradi ed i primi cespi si possono raccogliere già i primi giorni di dicembre.
Quando la temperatura di giorno scende al di sotto dei 10 gradi la crescita rallenta. per poi riprendere a fine febbraio.
Nel frattempo la pianta sopravvive tranquillamente in campo e la si può raccogliere da dicembre a marzo ed a volte anche in aprile.

Lattuga da taglio

Diverse varietà di lattuga comunemente lasciate crescere a cespo, possono essere seminate per ottenere l’insalata da taglio: foglia di quercia (Figura), lollo bionda, lollo rossa, gentilina, etc.

Si semina nella prima settimana di ottobre in modo da poterle raccogliere per fine ottobre o nella prima settimana da novembre, altrimenti il freddo uccide le piante.

La lattuga da taglio non è una pianta da aridocoltura, ma si accontenta della irrigazione naturale dovuta alle piogge del periodo autunnale.

Per la lattuga da taglio è necessario ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo).

In ottobre la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

La lattuga da taglio si semina in file parallele distanti 30 – 50 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti. Con un bastone si traccia un solco appena percettibile ed al suo interno si lasciano cadere i semi molto radi, ricoprendoli poi appena appena di terra con le dita delle mani.

Inoltre sopra le file seminate a lattuga da taglio si può spargere della paglia tritata che aiuta a mantenere umido il terreno sottostante, non ostacola l’emergenza delle piantine e non interferisce con l’eventuale azione di sarchiatura periodica che deve essere effettuata tra le file.

E’ necessario seminare la lattuga da taglio in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

Il ciclo vegetativo dura all’incirca 20-30 giorni dalla semina.

Si raccoglie tagliando le foglie più o meno ad 1 cm da terra, in modo che la pianta possa ri-vegetare e dare un secondo raccolto dopo altri 10-15 giorni.

Valerianella

La velerianella (Figura) è una delle poche specie da coltivare in un orto senz’acqua per le quali è necessario ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo).

E’ necessario utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Si semina la prima settimana di ottobre, perché per germinare ha bisogno di una temperatura di almeno 15 gradi. Poi sopporta bene il gelo.

In ottobre siamo avvantaggiati dal fatto che la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta.

La valerianella si semina in file parallele distanti 30 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti. Con un bastone si traccia un solco appena percettibile ed al suo interno si lasciano cadere i semi molto radi e non c’è bisogno di ricoprirli di terra.

E’ necessario seminare la valerianella in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

La valerianella resiste bene al freddo (anche se è meglio proteggerla stendendoci sopra del tessuto non tessuto) e si raccogli quando la piantina raggiunge un diametro di circa 8 cm.

Cicoria da taglio

Tra le tante varietà di cicoria da taglio preferiamo la cicoria bionda di Trieste (Figura).

Si semina nella prima settimana di settembre, in modo da poterle raccogliere per fine ottobre o nella prima settimana da novembre, altrimenti il freddo manda a seme le piante rendendole immangiabili.

La cicoria da taglio è una delle poche specie da coltivare in aridocoltura per le quali è necessario ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo).

In settembre la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

La cicoria da taglio si semina in file parallele distanti 30 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti. Con un bastone si traccia un solco appena percettibile ed al suo interno si lasciano cadere i semi molto radi, ricoprendoli poi appena appena di terra con le dita delle mani.

Inoltre sopra le file seminate a cicoria da taglio si può spargere della paglia tritata che aiuta a mantenere umido il terreno sottostante, non ostacola l’emergenza delle piantine e non interferisce con l’eventuale azione di sarchiatura periodica che deve essere effettuata tra le file.

E’ necessario seminare la cicoria da taglio in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

Il ciclo vegetativo dura all’incirca 20-30 giorni dalla semina.

Si raccoglie tagliando le foglie più o meno ad 1 cm da terra, in modo che la pianta possa ri-vegetare e dare un secondo raccolto dopo altri 10-15 giorni.

Radicchio rosso tardivo a palla Otello 5

Tra tutte le varietà di radicchio preferiamo la varietà tardiva Otello 5 (Figura).

Si semina a metà estate (metà agosto): anche in questo caso è bene ricorrere alla semina in coltura protetta a 22 – 25° C (vedi paragrafo).

Dopo circa 4 settimane le piantine raggiungono un’altezza di circa 5 – 7 cm e sono pronte per il trapianto nell’aiuola.

Poiché il trapianto avviene nella seconda metà di settembre (quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e la piovosità è discreta), si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Si raccoglie dopo 120 – 140 giorni (da dicembre a marzo) e si conserva bene in frigorifero.

I cespi sono di grosse dimensioni, rossi con venature bianche e raggiungono un peso tra i 0,5 ed 1 Kg.

Chenopodiacee:

Bieta barese

Tra tutte le varietà di bieta da costa preferiamo la bieta barese (o bieta invernale) (Figura), la quale è più bassa rispetto alla comune bieta da costa (raggiunge un’altezza massima di circa 30 cm), ma le sue coste sono bianche e molto carnose.

Necessita di terreno ben concimato e può crescere in siccagno.

La Bieta Barese si semina in agosto ed in settembre e per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 25-28° C (vedi paragrafo).

Dopo circa 3 – 4 settimane le piantine raggiungono un’altezza di circa 5 – 7 cm e sono pronte per il trapianto nell’aiuola.

Poiché il trapianto avviene dopo la seconda metà di settembre e dopo la seconda metà di ottobre (quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e la piovosità è discreta), si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Trapiantare le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana.

Le piante di bieta barese possono essere trapiantate molto vicine, perché rimangono di piccole dimensioni e si iniziano a raccogliere dopo circa 2 – 3 mesi dal trapianto: si raccolgono da novembre, ma se protette con TNT resistono al freddo in campo fino a marzo.

La raccolta va effettuata tagliando l’intera pianta sotto al colletto.

Nota: se c’è molta umidità la Bieta Barese si può ammalare facilmente di cercosporiosi.

A differenza della comune bieta a coste nella quale si possono tagliare le foglie periferiche affette da cercosporiosi, trattare la pianta con poltiglia bordolese ed aspettare che ricrescano le foglie centrali, nella bieta barese è inutile tagliare le foglie esterne perché a causa del freddo invernale le foglie centrali non ricrescono.

Quindi è necessario attuare dei trattamenti preventivi e periodici con poltiglia bordolese.

Spinacio gigante d’inverno

Gli spinaci necessitano di temperature miti ed a seconda delle varietà si possono seminare in primavera o in autunno, ma siccome è una delle poche specie per le quali è necessario ricorrere alla semina diretta in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”), in primavera la lotta alle infestanti mediante la sarchiatura è eccessivamente gravosa.

Per tale ragione è meglio utilizzare lo Spinacio Gigante d’Inverno (Figura).

Si tratta di un ortaggio a semina diretta in autunno, quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Per avere produzioni prolungate si può eseguire la semina ogni mese (in settembre,in ottobre ed in novembre).

Inoltre poiché pesano poco, è necessario seminare varie aiuole per avere dei raccolti abbondanti.

Si seminano in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) ed in file parallele distanti 30 – 50 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti.

Inoltre sopra le file seminate a spinaci si può spargere della paglia tritata che aiuta a mantenere umido il terreno sottostante, non ostacola l’emergenza delle piantine e non interferisce con l’eventuale azione di sarchiatura periodica che deve essere effettuata tra le file.

E’ necessario seminare gli spinaci in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

Questa varietà di spinaci permette anche di essere prodotta in coltura protetta (vedi paragrafo) per poi essere trapiantata direttamente in terra. Il vantaggio di questa tecnica è quello di poterli seminare già a metà agosto (ed avere così delle produzioni precoci).

Si trapiantano in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) ed in file parallele distanti 30 – 50 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti.

Gli spinaci raccolgono dopo 2 – 5 mesi dalla semina (da ottobre a marzo).

Barbabietola rossa Rote-Kugel (o Rapa rossa o Bieta da orto o Bietola da orto o Erbette rosse)

La Barbabietola rossa Rote-Kugek (Figura) è rotonda, la sua polpa ha un colore rosso uniforme ed è una varietà precoce (si raccoglie dopo soli 3 mesi).

Le Barbabietole Rosse necessitano di temperature elevate per germinare (25 – 28° C), poi crescono in modo ottimale a temperature più basse, comprese tra i 7 ed i 20° C.

Per tale ragione sono indicate per le coltivazioni primaverili e autunnali, ma siccome deve essere coltivata in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”), in primavera la lotta alle infestanti mediante la sarchiatura è eccessivamente gravosa.

La barbabietola varietà Rote-Kugel può essere seminata in coltura protetta in luglio ed in agosto (vedi paragrafo).

Dopo circa un mese le piantine sono pronte per il trapianto nell’aiuola.

Poiché le barbabietole sono piante avide di calcio è utile trattarle ogni mese con litotamnio e bentonite.

Entrambi sono reperibili in sacchi sul WEB (dove si possono trovare già mischiati e ridotti in polvere pronti all’uso) (vedi paragrafo), oppure presso i consorzi agrari in sacchi separati.

In quest’ultimo caso, per distribuirli sugli ortaggi, in un secchio contenete 10 litri di acqua si sciolgono 50 g di Bentonite e 100 g di Litotamnio. Il litotamnio è costituito da granuli molto duri che devono essere macinati col macinino elettrico da caffè per ridurli in polvere solubile.

Dopo aver messo nel secchio 10 litri di acqua, si aggiunge la bentonite ed il litotamnio ridotto in polvere, quindi si mescola per bene con un bastone ed infine si filtra il tutto e si versa il liquido nella pompa irroratrice a spalla.

La barbabietola cresce in superficie e si possono osservare direttamente le sue dimensioni.

Si può raccogliere in qualsiasi momento quando raggiunge un diametro è tra 5 e 10 cm.

Una volta raccolta, lasciare 2 cm di stelo fogliare e lasciare il fittone. Si può conservare in cantina, ma non deve essere lavata.

Se lasciare occupata un’aiuola non è un problema, in inverno le si possono lasciare nel terreno, coprendole con delle foglie per evitare che congelino. Il freddo rallenta o blocca lo sviluppo e si possono raccogliere fino a marzo.

BRASSICACEE:

Cavolo broccolo calabrese precoce

Il cavolo broccolo calabrese precoce (Figura), come tutte le varietà precoci produce teste di medie dimensioni, ma ha il vantaggio di ricacciare facilmente teste di dimensioni più piccole che permettono un secondo raccolto.

Si semina i primi di marzo e, per avere la sicurezza di germinazione e sopravvivenza delle piante, si consiglia eseguire una semina in coltura protetta a 22 – 24° C (vedi paragrafo).

Dopo circa 1 mese e mezzo (a fine aprile), si possono trapiantare nell’aiuola (a distanza di 50 cm l’uno dall’altro ed in file distanti 60 cm).

E’ necessario utilizzare delle aiuole pacciamate con telo di rafia di plastica (vedi paragrafo) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo).

Trapiantare nel terreno le piantine in una settimana piovosa, oppure innaffiarle a giorni alterni per una settimana. Poi la pianta sviluppa delle radici fittonanti e si arrangia da sola.

Si raccoglie in agosto-settembre, tagliando solo la testa e lasciando la pianta nel terreno, la quale ricaccia delle teste più piccole che permettono un secondo raccolto.

Cime di rapa

Esistono numerose varietà di cime di rapa (Figura), che prendono il nome dal periodo che impiegano per poter essere raccolte (varietà quarantina, sessantina, novantina e centoventina).

Per coltivarle è necessario tener presente che bisogna ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo) in file in bancali non pacciamati, dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Inoltre, le cime di rapa sono un ortaggio a raccolta tipicamente autunnale-vernina, ma non resistono a temperature inferiori a 5° C.

Quindi, nel seminarle bisogna tener presente che nel Nord-Italia devono essere raccolte entro novembre.

In realtà il periodo ideale di semina sarebbe in giugno (per la centoventina), in luglio (per la novantina), in settembre (per la sessantina) ed in ottobre (per la quarantina).

Le dimensioni e la produttività della pianta aumentano progressivamente andando dalla quarantina, alla sessantina, alla novantina ed alla centoventina.

Ma dovendo essere coltivate in aridocoltura e dovendo ricorrere alla semina diretta (in bancali non pacciamati), è meglio non seminarli in giugno ed in luglio perché non sopravviverebbero alla carenza idrica ed inoltre la lotta alle infestanti mediante la sarchiatura in questi mesi sarebbe è eccessivamente gravosa.

Per tale ragione in aridocoltura si preferisce far ricorso alla varietà sessantina (seminata in settembre) o alla varietà quarantina (seminata i primi di ottobre).

La varietà sessantina permette anche di essere seminata in agosto in coltura protetta (vedi paragrafo) per poi essere trapiantata in terra e, quindi, permette di anticipare di circa un mese la raccolta.

Si trapiantano in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) ed in file parallele distanti 30 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti.

Delle cime di rapa si mangiano solo le cime floreali, prima che si aprano i fiori, ma si raccoglie e si vende l’intera pianta (come le biete).

Rucola

La rucola (Figura) necessita di temperature miti e si può seminare in primavera o in autunno, ma siccome è una delle poche specie per le quali è necessario ricorrere alla semina diretta in aiuole non pacciamate (“a terra nuda”), in primavera la lotta alle infestanti mediante la sarchiatura è eccessivamente gravosa.

Per tale ragione è meglio ricorrere alla semina diretta (vedi paragrafo) in settembre, in ottobre e ad inizio novembre, quando la pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

Per avere produzioni prolungate si può eseguire la semina ogni mese (in settembre,in ottobre e ad inizio novembre). Non deve essere seminato oltre la metà di novembre, perché le temperature inferiori a 5 gradi danneggiano le piante di rucola.

Inoltre la semina nel periodo autunnale permette di ridurre o evitare gli attacchi dell’altica che rischiano di bucherellare le foglie, rendendo così non commercializzabile il raccolto.

Si seminano in aiuole non pacciamate ed in file parallele distanti 30 – 50 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti.

Inoltre sopra le file seminate a rucola si può spargere della paglia tritata che aiuta a mantenere umido il terreno sottostante, non ostacola l’emergenza delle piantine e non interferisce con l’eventuale azione di sarchiatura periodica che deve essere effettuata tra le file.

E’ necessario seminare la rucola in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

Si raccoglie dopo 1 – 2 mesi dalla semina, estirpando l’intera pianta e tagliando la radice.

Evitare che vada a seme perché rischia di diventare invasiva per l’aiuola e difficile da eradicare.

OMBRELLIFERE

Carote Touchon (o carote precocissime)

Le carote Touchon (Figura) sono di dimensioni medie, ma più lunghe della Nantese

Si tratta di una varietà relativamente precoce, se comparata ai lunghissimi tempi di crescita delle altre carote. Infatti si può raccogliere dopo “soli” 5 mesi (contro gli 8 mesi delle altre carote).

Per avere produzioni prolungate si può eseguire la semina ogni mese nel periodo di fine inverno / inizio primavera (gennaio, febbraio, marzo, aprile).

In gennaio -> Semina protetta in vasi di torba compressa (vedi paragrafo) pieni di terriccio e messi in serra non riscaldata.

In febbraio, marzo, aprile -> Semina diretta in file (la germinazione è lunga -> 1 mese)

Per evitare gli attacchi della mosca della carota, coprire il bancale con teli di TNT (innaffiando a doccetta) e consociandola alla cipolla o a porro ed i primi tempi trattare ogni 15 giorni con piretro.

E’ necessario utilizzare delle aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura (vedi paragrafo) (che deve essere poi praticata periodicamente).

Si seminano in file parallele distanti 30 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale.

Tale distanza tra le file deve essere aumentata a 50 cm se si vuole consociarle con le cipolle per proteggersi reciprocamente dall’attacco della mosca della carota e della mosca della cipolla.

E’ necessario seminare le carote in una settimana piovosa, oppure innaffiare a pioggia i semi a giorni alterni per una settimana.

La germinazione è lunga e le piantine impiegano oltre un mese per emergere e si raccolgono dopo 5 mesi dalla semina (giugno-luglioagosto-settembre).

E’ utile rincalzarle periodicamente per evitare che la zona dove si attaccano le foglie diventi dura e verde (la carota rimane sempre commestibile, ma non è bella da vedere).

Si raccolgono quando le loro foglie iniziano ad ingiallire, ma non bisogna raccoglierle quando tutte le foglie sono gialle, perché assumono un gusto amaro e legnoso.

Se lasciare occupata un’aiuola non è un problema, in inverno le si possono lasciare nel terreno, coprendole con delle foglie per evitare che congelino. Il freddo rallenta o blocca lo sviluppo e si possono raccogliere fino a marzo.

LILIACEE:

Cipolla musona

Tra le diverse varietà di cipolla bianca preferiamo la Cipolla Musona (Figura) che è una cipolla a semina primaverile a giorno intermedio, indicata per la coltivazione nel Nord-Italia.

E’ necessario comprare le piantine da un orticoltore, perché i semi germinano con difficoltà e le piante nate dai bulbilli vanno facilmente a seme producendo cipolle piccole e di scadente qualità.

Inoltre è necessario utilizzare delle aiuole precedentemente iper-letamate per la coltivazione di pomodori, melanzane, etc, ma non bisogna letamare direttamente le aiuole destinate alle cipolle .

Infine, è necessario utilizzare delle aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) e quindi bisogna ricorrere alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e successivamente alla sarchiatura (vedi paragrafo) (che deve essere poi praticata periodicamente).

Le piantine devono essere trapiantate i primi giorni di aprile. Si possono piantare anche molto vicine, anche 10 cm.

Ogni 20 giorni è necessario fare dei trattamenti con Piretro, per evitare attacchi da parte della mosca della cipolla che renderebbe inutilizzabile il raccolto, oppure devono essere piantate nelle aiuole delle carote (che le proteggono dagli attacchi della mosca della cipolla).

Molti agricoltori, in giugno-luglio, quando le foglie iniziano ad ingiallire, hanno l’abitudine di torcere le foglie a livello del colletto per accelerare la maturazione, ma recenti studi non hanno confermato l’utilità di questa tradizione.

Le cipolle si possono raccogliere in luglio come cipolle fresche ed in agosto come cipolle secche, in quanto sono indicate sia per il consumo fresco sia per la conservazione.

Per conservarle si può ricorrere a due metodi:

1° metodo: raccogliere le cipolle quando le foglie non sono ancora completamente secche (cioè sono solo un po’ appassite) e legarle ad una corda o intrecciare le foglie. Su YouTube son presenti numerosi filmati e tutorial sulle tecniche per fare delle trecce di cipolla.

Quindi bisogna lasciarle appese al buio in un luogo areato.

2° metodo: lasciarle seccare completamente all’aria ed al buio per 1 mese, appoggiate su dei cartoni. Poi tagliere lo stelo a 2 – 3 cm dal bulbo ed accorciare le radici ed inserirle in una tubo-calza a rete e fare un nodo tra una cipolla e l’altra e appenderle in cantina.

Aglio bianco grosso Garcua

L’aglio è un ortaggio molto resistente alla siccità e, quindi, ideale per la coltivazione in aridocoltura.

Tra le diverse varietà di aglio preferiamo l’aglio bianco grosso Garcua (Figura).

L’aglio si semina in bulbilli. Ogni testa di aglio (bulbo) è costituito da circa 14 bulbilli.

Per ottenere i bulbilli: si prendono i bulbi, poi con una pinza si strappa il residuo del gambo e si schiaccia il bulbo con una lamina di ferro (non tagliente), premendo nello spazio tra due bulbilli

In questo modo si separano i bulbilli. I bulbilli più piccoli possono essere eliminati.

Si semina in ottobre o in novembre.

In questi mesila pressione delle erbe infestanti è molto ridotta e si possono utilizzare aiuole non pacciamate (“a terra nuda”) dopo aver fatto ricorso alla zappatura superficiale del terreno (vedi paragrafo) e ricorrendo periodicamente alla sarchiatura (vedi paragrafo).

I bulbilli di aglio si seminano in file parallele distanti 30 – 50 cm, in modo da avere spazio per passare col sarchiatore manuale per controllare le infestanti.

Si piantano ad una profondità di pochi cm, con l’apice verso l’alto (si può lasciare affiorare la punta) e distanti 15 cm l’uno dall’altro. I bulbilli germogliano dopo 15 giorni.

A differenza della cipolla che se va a fiore, deve essere estirpata, l’aglio, anche se va a fiore, basta tagliare il fiore ed il bulbo continua a svilupparsi.

L’aglio si raccoglie dopo 5-6 mesi, quando le foglie si appassiscono da sole e si piegano (inutile piegarle manualmente). Si tagliano le radici, si pulisce il bulbo dal terriccio rimasto appiccicato e si lasciano le foglie, in modo da utilizzarle per eventualmente fare delle trecce o per unirli in mazzetti di 5 – 10 teste.

Poi si lascia seccare in un posto secco ed arieggiato.

In questo modo si conserva per 6-8 mesi.

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