Tecniche di coltivazione

Il miglior metodo per coltivare un orto senz’acqua è quello di ricorrere alla tecnica dell’aridocoltura o coltura in siccagno.

L’aridocoltura è una tecnica diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo ed utilizza solo le precipitazioni naturali (ancorché scarse), senza ricorso all’irrigazione ausiliaria.

L’aridocoltura semplicemente stimola le piante a trovare da sole l’acqua necessaria.

Non si irriga, ma si prepara il suolo perché rimanga morbido ed idratato, così che le piante attraverso le radici possano assorbire la rugiada e l’acqua che si deposita sul terreno.

I vantaggi di questo metodo sono i seguenti:

  • non è necessario costruire un impianto idraulico per l’irrigazione
  • non è necessario collegarsi (e pagare una tassa) con i vari consorzi che gestiscono l’acqua per l’irrigazione
  • non è necessario sprecare l’acqua potabile
  • non è necessario comprare un grande serbatoio per la raccolta dell’acqua piovana
  • non è necessario spendere soldi per costruire un pozzo
  • non è necessario comprare una motopompa
  • non è necessario spendere soldi per l’energia elettrica o per il carburante per far funzionare la motopompa
  • il sapore degli ortaggi è generalmente più intenso
  • il rischio di infezioni fungine delle piante è quasi inesistente
  • le piante generalmente non necessitano di trattamenti antifungini ed antiparassitari
  • il costo della manodopera è molto basso

Esistono, però, anche alcuni svantaggi:

  • Il numero di piante da far crescere in un metro quadrato di terreno è un po’ inferiore rispetto alle piante coltivate con l’irrigazione, perché è necessario aumentare le distanze tra le piante e le distanze tra le file, per evitare che le radici entrino in competizione idrica tra loro.
  • Non tutti gli ortaggi possono essere coltivati in aridocoltura.
  • Alcuni ortaggi possono essere coltivati solo in specifici mesi.

Per queste ragioni la quantità di raccolto è un po’ inferiore rispetto alle coltivazioni irrigate, ma gli ortaggi sono più salubri e con un sapore più intenso (tanto che negli Stati Uniti gli ortaggi coltivati in aridocoltura sono considerati una prelibatezza e venduti a prezzi superiori rispetto agli ortaggi irrigati).

Ma come si fa a coltivare un terreno senz’acqua ?

Per poter praticare l’aridocoltura è importante rispettare alcuni fattori:

Valutare il tipo di terreno

Il tipo di terreno è importante, perché influenza la capacità di invaso del terreno stesso, cioè il volume di acqua che un terreno può contenere al suo interno.

Non tutti i terreni sono ideali per coltivare un orto senz’acqua.

Anche se può sembrare strano, i migliori terreni son quelli sassosi ed argillosi che, invece, negli orti irrigati sono considerati peggiori.

Infatti, il terreno ideale per l’aridocoltura deve essere ricco di scheletro (sassi e ciottoli) per impedire che il terreno si compatti sulle radici asfissiando le piante.

Inoltre deve essere argilloso, in quanto l’argilla si impregna facilmente di acqua e la rilascia lentamente e quindi garantisce un’ampia capacità di invaso.

Al contrario, i terreni sabbiosi fanno scivolare l’acqua rapidamente in profondità (e non è più disponibile per le radici delle piante) ed i terreni limosi e senza scheletro tendono a soffocare le radici delle piante.

Il terreno argilloso e ricco di scheletro è ampiamente presente nel meridione d’Italia, ma lo si ritrova anche nel centro Italia ed anche nel Nord-Italia ed in particolare nei terreni alluvionali (letti di antichi fiumi o di antichi ghiacciai).

Migliorare la capacità di invaso del terreno

La distribuzione di stallatico sul terreno ed il suo successivo interramento mediante zappatura (manuale o con motocoltivatore) migliora l’idratazione del terreno e la sua capacità di invaso, in quanto contiene paglia o a trucioli di legno che si imbibiscono d’acqua.

Inoltre lo stallatico fornisce grandi quantità di azoto e di potassio che migliorano lo sviluppo delle piante e stimolano la loro fruttificazione e sono fondamentali per alcuni ortaggi che sono grandi consumatori di azoto (pomodori, melanzane, zucchine, zucche, etc).

Infine, le deiezioni bovine o equine forniscono elementi nutritivi ai microorganismi e piccoli animali presenti nel terreno, i quali trasformano la terra in humus nutriente.

Per gli orti familiari lo stallatico si può comprare in sacchi nei vari supermercati o sul WEB.

Le piccole aziende agricole, invece, possono chiederlo a qualche allevatore, che sarà ben lieto di fornirlo gratis, in quanto per gli allevatori si tratta di materiale che devono smaltire.

Ridurre la dispersione dell’acqua contenuta nel terreno

La riduzione della dispersione dell’acqua contenuta nel terreno si ottiene mediante la pacciamatura (cioè la copertura del terreno) o la sarchiatura (cioè la lavorazione del terreno più superficiale al fine di interrompere la risalita per capillarità dell’acqua presente negli strati profondi del terreno).

Ridurre il consumo di acqua da parte di erbe infestanti

Le erbe infestanti (o erbe spontanee), essendosi selezionate spontaneamente nel corso dei secoli su quel particolare terreno, crescono più rapidamente e più rigogliosamente di qualsiasi ortaggio.

Quindi, il controllo delle erbe infestanti (o erbe spontanee) è fondamentale in aridocoltura, perché esse consumano acqua sottraendola agli ortaggi, divorano le sostanze nutrienti presenti nel suolo e, crescendo più rigogliose degli ortaggi, finiscono per soffocarli.

Per contenere la crescita delle erbe infestanti e limitare i danni sugli ortaggi bisogna integrare varie tecniche: la zappatura (manuale o meccanica), la sarchiatura periodica (manuale o meccanica) e la pacciamatura.

Scegliere specifici ortaggi

La scelta degli ortaggi è fondamentale in aridocoltura ed i principi che devono ispirare tale scelta sono i seguenti:

  • Coltivare ortaggi a ciclo breve nelle stagioni più miti e piovose (primavera ed autunno)
  • Coltivare ortaggi a radice fittonante nelle stagioni più calde ed aride
  • Coltivare varietà a scarso sviluppo fogliare (quindi, di piccole dimensioni e con foglie piccole)
  • Evitare ortaggi rampicanti o sarmentosi e preferire gli ortaggi a sviluppo cespuglioso
  • Prediligere il trapianto alla semina, perché i semi in aridocoltura raramente riescono a germinare;

Ridurre l’acqua che le piante perdono attraverso la traspirazione

Per ridurre la perdita di acqua dalle piante attraverso la loro traspirazione è necessario coltivare varietà di ortaggi di piccole dimensioni e con foglie piccole (Carosello tondo Massafrese, Bieta barese, Piselli nani, etc), oppure è necessario potare drasticamente le foglie ogni volta che si raccolgono i frutti (es. Zucchina striata pugliese).

In questo modo, riducendo la superficie fogliare si riducono le aperture stomatiche attraverso cui l’acqua passa dalla pianta nell’atmosfera sotto forma gassosa.

Infine, è necessario ricordarsi che il vento aumenta l’evaporazione dell’acqua dalle piante, quindi se il terreno è esposto a frequenti e forti venti è necessario pensare a siepi frangivento, muretti, o altro.

Come trasferire tutte queste indicazioni nella pratica quotidiana

Controllo delle erbe infestanti

Il primo problema che si deve affrontare se si vuole coltivare un orto senz’acqua è quello di tenere a bada la crescita delle erbe spontanee (o erbe infestanti) che possono sottrarre agli ortaggi la poca acqua disponibile.

Le erbe infestanti (o erbe spontanee), essendosi selezionate spontaneamente nel corso dei secoli su quel particolare terreno, crescono più rapidamente e più rigogliosamente di qualsiasi ortaggio.

Quindi, il controllo delle erbe infestanti (o erbe spontanee) è fondamentale in aridocoltura, perché esse consumano acqua sottraendola agli ortaggi, divorano le sostanze nutrienti presenti nel suolo e, crescendo più rigogliose degli ortaggi, finiscono per soffocarli.

Per contenere la crescita delle erbe infestanti e limitare i danni sugli ortaggi bisogna integrare varie tecniche:

a. Zappatura superficiale del terreno:

La zappatura del terreno svolge i seguenti ruoli:

  • distrugge le radici delle erbe infestanti (o erbe spontanee);
  • determina un’areazione del terreno, rompendo la crosta superficiale;
  • ammorbidisce gli strati più superficiali del terreno, facilitando la germinazione dei semi o lo sviluppo delle radici delle piante trapiantate.

Prima di ricorrere alla zappatura, è necessario tagliare molto basse le erbe infestanti con un rasaerba. L’erba tagliata può essere utilizzata per il compostaggio ed ottenere così dell’ottimo terriccio per le semine protette.

Poi si ricorre alla zappatura del terreno che deve essere limitata agli strati più superficiali (al massimo 15 cm di profondità).

La zappatura superficiale può essere attuata mediante due metodiche:

  • negli orti di piccole dimensioni (costituiti da poche aiuole) può essere realizzata mediante una zappa manuale (Figura) (vedi);
  • negli orti di grandi dimensioni può essere attuata mediante la fresatura con una motozappa o con un motocoltivatore (Figura) (vedi).

In tutti e due i casi non bisogna superare la profondità di 15 cm, al fine di rompere, portare in superficie e lasciare seccare al sole le radici delle erbe infestanti.

Al termine della zappatura, con un rastrello in plastica (Figura) (vedi) col manico lungo almeno 170 cm (per proteggere la schiena) si asportano le radici delle erbe infestanti e si livella il terreno.

A questo punto si può procedere in due modi:

  1. Si può sfruttare il fatto che dopo la zappatura-fresatura del terreno le erbe infestanti impiegano circa 45 – 50 giorni per ricrescere e, quindi, si seminano o trapiantano gli ortaggi in file parallele nella “terra nuda”.
    La semina o il trapianto degli ortaggi in file parallele agevola l’applicazione successiva della tecnica della sarchiatura manuale periodica (descritta di seguito).
    Questa tecnica è impiegata principalmente nella seconda metà dell’estate e nel periodo autunno-inverno (quando la pressione delle erbe infestanti è minore) ed è particolarmente indicata per gli ortaggi a rapida crescita, i quali crescendo svolgeranno essi stessi progressivamente (con il loro fogliame) un’azione di controllo delle erbe infestanti.
  2. Si può pacciamare il terreno con teli di rafia di plastica, al fine di evitare la ricrescita delle erbe infestanti e poi trapiantare gli ortaggi nei fori eseguiti nel telo.
    Questa tecnica è impiegata principalmente in primavera e nella prima parte dell’estate, quando la pressione delle erbe infestanti è massima.

b. Sarchiatura manuale periodica:

La sarchiatura periodica è una tecnica fondamentale in aridocoltura.

Infatti, alcuni ortaggi come gli spinaci, la rucola, le cipolle, l’aglio, etc non possono essere coltivati su terreni pacciamati ed essendo a cresciata lenta, la sola zappatura del terreno non è sufficiente a controllare le erbe infestanti, le quali entro quattro settimane riprendono la loro crescita ed iniziano a soffocare gli ortaggi.

Quindi, nelle settimane successive alla zappatura superficiale è necessario ricorrere alla tecnica della sarchiatura periodica.

La sarchiatura è una lavorazione del terreno che consiste nel:

  • distruggere meccanicamente le erbe infestanti (perché il sarchiatore le taglia sotto al colletto);
  • rimescolare lo strato più superficiale del terreno (evitando che si formi un crostone duro ed impermeabile all’acqua);
  • ridurre l’evaporazione dell’acqua contenuta nel terreno, occludendo le fenditure e le crepe che si formano nel terreno secco e che ne causano la disidratazione degli strati più profondi.

Ovviamente tale tecnica si può utilizzare solo nei terreni non pacciamati.

Negli orti di piccole dimensioni e nelle singole aiuole si ricorre alla sarchiatura manuale mediante due attrezzi principali:

1. Sarchiatore semplice: Si utilizza appoggiandolo sul terreno nella stessa posizione indicata in figura (Figura) (vedi).

La lama che va a contatto del terreno deve essere periodicamente affilata mediante una lima.

Tale parte, ovviamente è soggetta ad usura ed alcuni negozi vendono anche le lame di ricambio.

Questo sarchiatore si usa trazionandolo verso se stessi e la lama deve smuovere solo lo strato più superficiale del terreno (Figura) ad una profondità massima di 1 – 2 cm, in modo da tagliare le erbe infestanti sotto il colletto.

Per sforzare il meno possibile la propria schiena è necessario utilizzare un manico molto lungo (circa 170 cm).

2. Sarchiatore-frangizolle: è costituito dall’associazione di un sarchiatore semplice ad una ruota dentata frangizolle (Figura) (vedi).

La ruota dentata anteriore rompe la crosta superficiale ed ammorbidisce il terreno, mentre la lama posteriore penetra nello strato più superficiale del terreno ad una profondità massima di 1 – 2 cm, in modo da tagliare le erbe infestanti sotto il colletto.

Si utilizza appoggiandolo sul terreno nella stessa posizione indicata nella figura ed anche in questo caso è necessario un manico lungo (circa 170 cm) (Figura) (vedi).

A differenza del sarchiatore semplice questo attrezzo deve essere spinto in avanti e non trazionato verso se stessi.

Per ottenere i migliori risultati i due attrezzi devono essere utilizzati quando il terreno è umido, ma non troppo bagnato.

Quindi: nelle prime ore del mattino (quando è ancora umido di rugiada), oppure 2 o 3 giorni dopo una giornata piovosa.

Nelle aree di orto coltivate a “terra nuda”, cioè non pacciamata, l’operazione di sarchiatura deve essere praticata periodicamente: ogni 15 giorni nei periodi siccitosi ed ogni 7 giorni nei periodi piovosi.

Questo almeno finché gli ortaggi non emettono un buon fogliame e prendono il sopravvento sulle erbe infestanti.

Per le erbe infestanti che crescono proprio vicino agli ortaggi, invece, si ricorre allo sradicamento manuale, facendo attenzione a non sradicare anche le piantine di ortaggi.

Inoltre anche se gli ortaggi di un’aiuola spesso vengono raccolti scalarmente, cioè in momenti successivi, conviene continuare a sarchiare anche la parte di aiuola che viene progressivamente liberata dagli ortaggi, perché altrimenti le erbe infestanti prendono progressivamente il sopravvento e poi sono difficili da eliminare da quell’aiuola.

Infine, quando si termina la raccolta degli ortaggi dall’aiuola, conviene ricoprire il terreno con un telo di rafia di plastica, per evitare che le erbe infestanti prendano progressivamente il sopravvento.

c. Pacciamatura:

La pacciamatura è una tecnica molto importante in aridocoltura, perché ha vari effetti:

  • riduce la crescita delle erbe infestanti (che sottrarrebbero acqua e sostanze nutritive agli ortaggi);
  • riduce l’evaporazione dell’umidità dal terreno;
  • trattiene la rugiada mattutina;
  • mantiene soffice il terreno, favorendo l’azione dei lombrichi e lo sviluppo delle radici delle piante trapiantate.

Questa tecnica garantisce un terreno privo di erbe infestanti per un’intera stagione produttiva ed è quindi utile per gli ortaggi a crescita e produzione molto lenta (come ad esempio i pomodori, le melanzane, le zucchine, etc), per i quali il ricorso alla sarchiatura periodica sarebbe troppo faticoso.

La pacciamatura consiste nel coprire il terreno con materiali che impediscano lo sviluppo delle infestanti.

Per avere i migliori risultati è necessario dapprima tagliare molto basse le erbe infestanti con un rasaerba, poi ricorrere alla zappatura superficiale (vedi paragrafo) e, subito dopo, coprire il terreno con la pacciamatura.

In aridocoltura è necessario evitare i teli in plastica ed i teli in bio-plastica, in quanto essendo impermeabili non permettono all’acqua piovana di giungere a contatto con le radici delle piante, per cui è meglio utilizzare dei teli di rafia di plastica (Figura).

Questi teli garantiscono una pacciamatura energica bloccando drasticamente le erbe infestanti e trattengono molto l’umidità e la rugiada mattutina.

Inoltre questi teli sono traforati e permettono all’acqua piovana di irrigare le piante.

Il loro costo non è basso, ma hanno il vantaggio di poter essere riutilizzati per molti anni.

A seconda della grandezza dell’area che si vuole pacciamare, si possono comprare in singoli fogli (vedi) o in rotoli di 100 metri della larghezza di 1 metro (vedi) o di 2 metri (vedi).

Un cenno merita anche la pacciamatura con paglia (stando attenti che non sia fieno, in quanto quest’ultimo è pieno di semi di erbe infestanti).

La paglia è un metodo di pacciamatura che ha riscosso un grande successo grazie all’agricoltura sinergica che lo ha ampiamente propagandato, però la paglia è di difficile reperimento (a meno ché non si posseggano dei propri campi coltivati ad orzo), è costosa, lo spessore dello strato di paglia deve essere notevole (circa 40 cm) e deve essere aggiunta periodicamente, perché in parte viene digerita dal terreno, in parte tende ad appiattirsi, perdendo così l’effetto pacciamante.

Inoltre pur trattenendo bene l’umidità, la paglia ha lo svantaggio di contrastare poco le erbe infestanti e di essere di impaccio nell’eliminazione delle infestanti con il sarchiatore. Questo obbliga al ricorso allo sradicamento manuale delle erbe infestanti, che è un lavoro molto gravoso.

Un’eccezione è rappresentata dall’utilizzazione di paglia tritata e sminuzzata.

Infatti, se si coltiva un orto senz’acqua è raro che si ricorra alla semina diretta, in quanto in assenza di acqua generalmente i semi non germinano. Per tale ragione è preferibile ricorrere al trapianto di piantine col pane di terra.

Un’eccezione è rappresentata dagli spinaci, dalla rucola, dalle carote e da pochi altri ortaggi, che devono essere seminati direttamente in terra, in file parallele distanti almeno 25 cm l’una dall’altra, per poter far passare in mezzo alle file con il sarchiatore manuale.

In questo caso, subito dopo la semina di questi ortaggi, si può distribuire sopra ogni fila un sottile strato di paglia tritata e sminuzzata che ha il vantaggio di mantenere umido e soffice il terreno che copre i semi, non ostacola la loro germinazione e non impedisce l’eventuale utilizzazione del sarchiatore manuale tra le fine.

d. Gestione del terreno tra le aiuole.

Su vari manuali e siti internet dedicati all’agricoltura si vedono foto di alcuni orti, dove nei passaggi tra le varie aiuole sono sistemati dei cartoni, o dei mattoni, o delle tavole di legno, o dei trucioli di legno (segnatura), o del cippato, o della paglia, o altro materiale.

In realtà tutte queste pratiche sono da evitare se si coltiva un orto senz’acqua, perché i cartoni, i trucioli, il cippato, etc conservano sotto di essi l’umidità e facilitano lo sviluppo delle erbe infestanti ed in particolare delle erbe infestanti striscianti, che tendono poi ad invadere progressivamente anche le aiuole pacciamate, infilandosi sotto i teli e che sono difficilissime da eliminare.

Quindi riteniamo utile lasciare inerbire il terreno tra le aiuole, passando periodicamente il rasaerba al fine di tenere basse le erbe infestanti presenti ed impedire che vadano a seme. Inoltre la competizione spontanea tra di esse impedisce che si sviluppino le erbe infestanti striscianti.

Ricapitolando: La crescita delle erbe infestanti:

  • è massima in primavera e ad inizio estate

Quindi, in primavera e nella prima parte dell’estate è necessario limitare il più possibile le colture a “terra nuda” (perché il controllo delle erbe infestanti col sarchiatore manuale richiederebbe un lavoro troppo gravoso) ed è necessario prediligere le colture che necessitano di una pacciamatura con telo in rafia di plastica.

  • si riduce nella seconda parte dell’estate ed in autunno,

Quindi, nella seconda parte dell’estate ed in autunno si può aumentare il ricorso alla coltivazione a “terra nuda” (riducendo drasticamente le aree pacciamate) ed si può utilizzare la tecnica della sarchiatura manuale per tenere a bada le erbe infestanti.

  • è quasi nulla in inverno.

Ma in questo periodo sopravvivono pochissimi ortaggi, i quali rallentano molto il loro sviluppo.

Concimazione

Contrariamente a quanto si crede, concimare un orto non vuol dire nutrire le piante, ma significa nutrire i microorganismi e i piccoli animali presenti nel terreno, i quali trasformeranno la terra ed i detriti vegetali in essa presenti in humus fertile dal quale le piante traggono poi il loro nutrimento.

Se si coltiva un orto senz’acqua, non si possono utilizzare concimi chimici, i quali avrebbero bisogno di abbondanti annaffiature per poter essere ben assorbiti dal terreno.

E’ importante, invece, ricorrere a tre tipi di concimi: la coltivazione di leguminose, lo stallatico e la miscela di bentonite e litotamnio.

a. Coltivazione di leguminose:

La concimazione ottenuta coltivando leguminose è molto importante nella coltivazione di un orto senz’acqua, perché è una tecnica di concimazione naturale ed inoltre permette di ottenere un raccolto commestibile e commercializzabile.

Le leguminose sono ortaggi che catturano l’azoto presente nell’atmosfera e lo fissano nel terreno, rendendolo disponibile per le coltivazioni successive.

Questo fenomeno avviene perché tra le radici delle leguminose crescono in simbiosi dei microrganismi (rizobi), i quali catturano l’azoto presente nell’atmosfera e lo fissano nel terreno grazie all’azione di un particolare enzima in essi presente, la nitrogenasi.

Nei grandi appezzamenti di terreno si ricorre alla così detta tecnica del sovescio: si seminano delle leguminose non commestibili come il favino, l’erba medica, i trifogli, la sulla, la veccia, etc. Dopo alcuni mesi, quando queste piante sono più ricche di azoto (generalmente nel periodo della fioritura e prima che vadano a seme) vengono triturate ed interrate con un motocoltivatore.

Negli nelle piccole aziende agricole e negli orti domestici è più utile ricorrere alle leguminose commestibili (fave, piselli, fagioli) sfruttando il duplice ruolo di fornitrici di semi commestibili e commercializzabili e di concimatrici del suolo.

Per tale ragione conviene programmare la coltivazione delle leguminose in periodi precedenti alla semina o al trapianto degli altri ortaggi ritenuti più “nobili” (pomodori, melanzane, etc).

Poi, al momento della raccolta dei baccelli, si sradicano le piante di leguminose e le si mettono nel compost.

E’ necessario tener presente, però, che tutte le leguminose sono grandi consumatrici di calcio e di magnesio e depauperano il terreno di questi microelementi.

Per tale ragione è necessario ricorrere a due tecniche che riducono i rischi di depauperamento:

  1. Le aiuole destinate alla semina o al trapianto delle leguminose (piselli, fagioli, fave) devono essere preventivamente concimate con cenere di legna che poi deve essere mischiata alla terra con un sarchiatore.
    La quantità ideale è di circa 2 Kg per metro quadrato di terreno.
    Quindi, se d’inverno si ha a disposizione un caminetto, è necessario ricordarsi di fare una scorta di cenere per le altre stagioni.
  2. Durante la coltivazione delle leguminose è utile irrorare queste piante ogni mese con Litotamnio e Bentonite (vedi paragrafo).

CALENDARIO della concimazione con le leguminose

SeminaRaccoltaUtilizzo del terreno
Piselli dolci di Provenza In Febbraio ed in Marzo In Maggio-Giugno Lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti estivi (luglio-agosto): cavoli, finocchi, etc
Fagioli In Maggio In Agosto Lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti autunnali (settembre-ottobre-novembre): barbabietola rossa, bieta barese, etc
Piselli dolci di Provenza (*) Fine Agosto o inizio Settembre In Novembre-Dicembre Lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti di fine inverno / inizio primavera (gennaio-febbraio-marzo): lattughe, carote, barbabietola rossa, etc
Pisello Meraviglia d’Italia In Ottobre ed in Novembre In Aprile-Maggio Lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti estivi (giugno-luglio): melanzane, anguria, etc
Fave dolci calabresi In Ottobre ed in Novembre In Marzo-Aprile Lasciano il terreno libero e concimato per le semine ed i trapianti di primavera-estate (maggio-giugno): pomodori, melanzane, zucchine, etc

(*) I Piselli dolci di Provenza coltivati in questo periodo non sempre arrivano a produzione e spesso la produzione è scarsa, ma nel frattempo hanno concimato l’aiuola nella quale sono stati coltivati.

b. Stallatico:

Alcuni ortaggi sono grandi consumatori di azoto (pomodori, melanzane, zucchine, zucche, etc) e per tale motivo è utile integrare la concimazione “naturale” ottenuta con le leguminose, con la distribuzione sul terreno di stallatico.

Le deiezioni bovine o equine forniscono elementi nutritivi ai microorganismi e piccoli animali presenti nel terreno, i quali trasformano la terra in humus nutriente, inoltre sono ricche di azoto e di potassio che migliorano lo sviluppo delle piante e stimolano la loro fruttificazione ed infine sono miste a paglia o a trucioli di legno che si imbibiscono d’acqua e migliorano l’idratazione del terreno.

Per gli orti familiari lo stallatico si può comprare in sacchi nei vari supermercati o sul WEB (Figura) (vedi).

Le piccole aziende agricole, invece, possono chiederlo a qualche allevatore, che sarà ben lieto di fornirlo gratis, in quanto per gli allevatori si tratta di materiale che devono smaltire.

Lo stallatico contiene molti semi di erbe infestanti. Per tale ragione è bene utilizzare dello stallatico ben stagionato, in modo che la maggior parte dei semi delle infestanti sia disattivata.

La quantità ideale è di circa 2 – 4 kg di letame per metro quadrato di terreno.

La concimazione con stallatico non va fatta in modo indiscriminato, ma deve essere riservata alle aiuole che ospiteranno ortaggi che sono forti consumatori di azoto (pomodori, peperoni, melanzane, cavoli, cetrioli, zucca, porri), mentre gli altri ortaggi si accontenteranno dell’azoto ancora presente dalla coltivazione precedente.

Una volta distribuito il letame sul terreno, esso deve essere mischiato al terreno.

Nelle coltivazioni di grandi dimensioni si ricorre ad una ulteriore fresatura superficiale col motocoltivatore.

Negli orti di piccole dimensioni e nelle singole aiuole si può ricorrere al sarchiatore manuale a tre punte (Figura) (vedi), con un manico lungo almeno 170 cm per non sovraccaricare la schiena.

c. Bentonite e Litotamnio

Alcuni ortaggi sono avidi di calcio e di magnesio (leguminose, pomodori, finocchi, barbabietole rosse, etc). Per tale ragione è bene irrorarli ogni mese con Litotamnio e Bentonite.

La Bentonite è una polvere minerale di origine vulcanica ricca di Calcio e di Silicati (che svolgono un’azione antiinfettiva sulle piante).

Il Litotamnio è costituito da frammenti rocciosi di origine marina ricchi di Calcio e di Magnesio.

Entrambi sono reperibili in sacchi sul WEB (dove si possono trovare già mischiati e ridotti in polvere pronti all’uso) (vedi), oppure presso i consorzi agrari in sacchi separati.

In quest’ultimo caso, per distribuirli sugli ortaggi, in un secchio contenete 10 litri di acqua si sciolgono 50 g di Bentonite e 100 g di Litotamnio. Il litotamnio è costituito da granuli molto duri che devono essere macinati col macinino elettrico da caffè per ridurli in polvere solubile.

Dopo aver messo nel secchio 10 litri di acqua, si aggiunge la bentonite ed il litotamnio ridotto in polvere, quindi si mescola per bene con un bastone ed infine si filtra il tutto e si versa il liquido nella pompa irroratrice a spalla.

ROTAZIONE DEGLI ORTAGGI

La rotazione degli ortaggi permette di evitare la selezione e la concentrazione nel terreno di parassiti patogeni (altiche, funghi, batteri, nematodi, etc) specifici per una singola varietà di ortaggi e lascia tempo al terreno di recuperare gli oligoelementi che la specie già coltivata ha consumato.

Anche in aridocoltura è indispensabile applicare la tecnica della rotazione degli ortaggi.

L’alternanza delle colture è la chiave di volta per terreni avere sani e ricchi.

Il principio minimo (consigliato anche dal disciplinare dell’agricoltura biologica) è che una stessa famiglia botanica orticola non può essere coltivata nella stessa aiuola se non dopo una coltivazione di una leguminosa ed una coltivazione di un’altra famiglia botanica orticola.

Ad esempio, i pomodori in siccagno (famiglia delle solanacee) possono essere coltivati nella stessa aiuola solo dopo una coltura di fave (o altra leguminosa) e dopo una coltura di lattuga romana (famiglia delle composite) (o altra famiglia botanica).

Tali rotazioni possono avvenire anche nell’ambito dello stesso anno.

In realtà, conviene fare delle rotazioni tenendo presente sia la famiglia botanica di appartenenza che la parte della pianta che si utilizza e, quindi, si possono distinguere:

  • ortaggi da seme:
    • leguminose (piselli, fagioli, fave, etc)
  • ortaggi da frutto:
    • solanacee (pomodori, melanzane, etc)
    • cucurbitacee (cetrioli, zucche, zucchine, etc)
  • ortaggi da foglia:
    • composite (lattuga, cicoria, etc)
    • chenopodiacee (bieta, spinaci, etc)
  • ortaggi da radice
    • ombrellifere (carote, etc)
    • liliacee (aglio, cipolla, etc)
    • chenopodiacee (barbabietola rossa, etc)

Questa rotazione permette di evitare la selezione e la concentrazione nel terreno di parassiti patogeni (altiche, funghi, batteri, nematodi, etc) specifici per una singola varietà di ortaggi e lascia tempo al terreno di recuperare gli oligoelementi che la specie già coltivata ha consumato.

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